Giovanni Nannini è un gigante dello spettacolo. Diciamo subito le cose come stanno. Anche perché il centenario della nascita di questo straordinario attore, nato a Firenze il 28 dicembre del 1920, deve essere celebrato come si deve a un grande.

L’attore barbiere

Nannini non si è mai dedicato a tempo pieno alla professione, continuando a esercitare con una certa regolarità il suo mestiere di barbiere alle Cure (dove una lapide del Comune di Firenze lo ricorda in prossimità della sua bottega di via Borghini), ma anima e cuore sì, attraversando il teatro e il cinema italiani con il fascino dell’interprete vero, sempre pronto a scaldare i cuori, a divertire il pubblico, a giocare con l’umorismo, sia quello più fine, sia l’altro, con lui non certo minore, più popolare e diretto.

Un anniversario tratto da ricordi personali…

Non si dimentica il suo Stenterello (come si potrebbe?), né si contano i suoi ruoli nelle commedie in vernacolo, alcune delle quali allestite al Teatro di Sant’Andrea a Rovezzano, quando il direttore era mio zio Piero Nenciolini. Chi era? Vi ricordate il grassone malato di cancro di Berlinguer ti voglio bene? Sì? Ecco, era lui il Nenciolini!

Nello scrivere dell’anniversario del Nannini, non posso quindi non riandare con la memoria proprio allo zio, anche perché ne escono dei bei ricordi.

Partendo in questo breve viaggio proprio dal film del 1977 di Giuseppe Bertolucci, in cui l’attore fiorentino interpreta da par suo Don Valdemaro e al quale lo zio dette un contributo umano e operativo fondamentale, mi viene in mente un altro dei suoi ‘Don’, quello di una commedia in vernacolo a cui ho assistito intorno alla metà degli anni ’70, senza oggi ricordarne il titolo. Ne resta però una fotografia in cui gli amici Nannini e Nenciolini sono ritratti insieme, un bianco e nero naturalmente. Anche qui il Nannini veste l’abito talare e lo zio, da direttore (e da regista di alcune di queste commedie), si trasforma in attore per una sera (o forse due?), interpretando il ruolo del sacrestano, causa malattia improvvisa del detentore della parte. Un’immagine, almeno per me, indimenticabile.

Tortellini a teatro

Ma non era solo lo spettacolo a unire queste due belle figure, che erano specializzate e appassionate anche in enogastronomia! Rammento che, un Natale, o forse un Capodanno di molti anni fa, ho avuto l’occasione di assaggiare i tortellini fatti in casa proprio dal Nannini, il quale, evidentemente, doveva averne preparati in quantità industriale, tale, in ogni caso, da poterli elargire a parenti e amici compiacenti. E sul cibo io e lo zio non ci siamo mai tirati indietro!

Già, i tortellini, il Natale, il cinema, il teatro… mi sovvengono anche altri tortellini, quelli del monologo e del film Benvenuti in casa Gori, di Alessandro Benvenuti, un lungometraggio del 1990, del quale, per inciso, in questo scorcio finale del 2020, ricorre il trentennale… ma torniamo al Nannini e al palcoscenico.

Stenterello-Nannini

Sì, perché a questa storia manca ancora un importante tassello, quel memorabile Medico per forza da Moliere dell’estate del 1980 (altro anniversario: quarantennale!) con un eccezionale Nannini nei panni di Stenterello, al fiorentino Teatro del Lido: una scelta intelligente del regista (lo zio Piero!), una strada inedita, un tentativo che, se seguito e incoraggiato, avrebbe probabilmente fatto vivere al nostro teatro vernacolare una nuova stagione. Resta il rammarico di un percorso solo abbozzato, ma rimane anche la certezza di un bel momento di teatro: e Nannini ne era l’insostituibile fulcro.

da Totò alle tavole del teatro in vernacolo, da Monicelli a Zeffirelli

Quanti ricordi, perdonate la nostalgia: per essere un po’ scientifici, senza perdere la poesia, virerò ora rapidamente sulla carriera cinematografica dell’attore fiorentino.

A partire dall’esordio al fianco niente meno che di Totò (e di Isa Barzizza, qui al suo ultimo film insieme al Principe della risata, nonché di Ave Ninchi e Paolo Ferrari), in Totò cerca pace, di Mario Mattoli, del 1954, ispirato alla commedia Firenze-Trespiano e viceversa, di Emilio Caglieri, in cui Nannini interpreta Celestino.

Da qui in avanti lo ritroviamo spesso in ruoli ‘istituzionali’.

Del Don Valdemaro di Berlinguer ti voglio bene abbiamo già detto. Nannini è anche il portiere del teatro in Le ragazze di San Frediano, esordio di Valerio Zurlini alla regia (1955); interpreta il custode del cimitero delle Porte Sante nell’indimenticabile supercazzola iniziale di Amici miei Atto II (1982, Mario Monicelli), con Ugo Tognazzi (si può vedere a questo link: https://www.facebook.com/watch/?v=605334736686852); è il giudice in Caruso Pascoski di padre polacco (1988, Francesco Nuti) e il sacrestano in Un tè con Mussolini (1999, Franco Zeffirelli).

Citerei, infine, anche per tornare a lambire, benché in senso assai lato, i temi di Gustarviaggiando: Ad Ovest di Paperino (Nastro d’Argento ad Alessandro Benvenuti nel 1982 come miglior regista esordiente), del 1981, dove il Nannini, al fianco dei Giancattivi, interpreta Belvedere, un anziano dalla vista decisamente corta, che, irriso dagli scherzi del trio e dal compiacente barista Mario, non riesce a bere la sua camomilla, finché non decide di andarsene 

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e Piove sul bagnato, film del 2008 di Andrea Muzzi e Andrea Bruno Savelli, in cui il Nannini si ritrova dall’altra parte del bancone a impersonare il barista della casa del popolo di San Piero a Ponti, la stessa, guarda caso, di Berlinguer ti voglio bene.

Per chi vuole approfondire la conoscenza di questo personaggio, patrimonio del nostro teatro e di Firenze, è consigliata la visione della bella intervista realizzata oltre dieci anni fa da Alessandro Bencistà, visionabile qui: 

https://www.youtube.com/watch?v=HbivIhgtNQ4

Buon compleanno, Nannini!