I vini ritrovati: meraviglie italiane

Elba, l’ isola feconda di vino

Le isole sono pezzi di storia che emergono dal mare e, piccole o grandi che siano, appena ci si arriva si sente che l’aria è “diversa”. Anche su un’isola abbastanza grande come l’Elba, la più grande isola dell’arcipelago toscano  (ma anche la terza isola italiana per grandezza) si respira quest’aria.
L’occasione  per tornare all’Elba, da cui mancavo da un paio di anni, me l’ha data “ElbAleatico” la manifestazione che si svolge a Portoferraio dedicata al vino principe dell’Elba. Raggiungere l’isola dalla terra ferma, cioè dal porto di Piombino, è veloce: un’ora di traghetto e due passi per entrare nella parte antica della città elbana.

Siamo nel Parco Nazionale dell’Arcipelago  Toscano di cui fanno parte anche Pianosa, Capraia,  Montecristo, Gorgona, Giglio e Giannutri, il mare  e le calette che circondano l’Elba la rendono oggi una delle mete di vacanza più gettonate. Ma oltre al bellissimo mare quest’isola offre molto altro.  Abitata fin dall’antichità, l’Elba un tempo era un’isola vocata alla viticultura. Già i Focesi, antichi navigatori greci nel X secolo a.C. vi fondarono le loro colonie introducendo vitigni e allevamento della vita ad alberello che troviamo ancora oggi.
Plinio il Vecchio parlava dell’Elba come “isola feconda di vino” e ampie ville e fattorie di origine romana sono visibili ancora oggi. All’Elba dei circa 5000 ettari di vigne che invece la  ricoprivano oggi ne rimangano solo 250 anche se ripresa consapevolezza delle grandi possibilità vitivinicole di questo territorio, le aziende presenti, con forza e determinazione, stanno cercando di recuperare campi e terrazzamenti. Ancora negli anni ’30 e ’40 non c’era famiglia elbana che non avesse la sua vigna, vigna che arrivava fin sotto casa come ricordano ancora i più vecchi. Ma il periodo maggiormente florido per la viticultura dell’Isola fu quello napoleonico perché, apprezzandone i prodotti, Napoleone incoraggiò l’agricoltura tanto che dopo il suo soggiorno il patrimonio viticolo era stimato a 32 milioni e mezzo di piante.

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pasta

Gli attacchi di oidio di metà ‘800 e la  fillossera dei primi del secolo successivo distrussero gran parte di questo patrimonio. Oggi l’Elba guarda nuovamente alla sua naturale vocazione  e circa 170 ettari di  vigne sono destinati alle diverse tipologie di Vini a denominazione di origine.  Tipici dell’Elba sono Ansonica, Procanico, Vermentino e Moscato, il classico Sangiovese e il più conosciuto: l’Aleatico dell’Elba.
Accanto a questi coesistono piccoli vigneti con varietà non autoctone come Chardonnay, Viogner, Merlot, Sirah ma tutti traggono dal suo terreno “variegato” e dall’aria marina profumi intensi e sapidità.
Tornare sull’isola e sentire parlare di vino (e non solo di Aleatico passito) è stato importante. È come riprendere un contatto  lasciato indietro da tempo . Grazie a Susy Macchioni sommelier della delegazione AIS Isola d’Elba che  è stata l’eccellente  il tutor della delegazione di giornalisti ARGA Toscana durante la degustazione  dei vini dell’Elba all’interno di “ElbAleatico” sono tornata ad avere “voglia” di Elba.
Le degustazioni di Elba Bianco, Elba Ansonica, Vermentino dell’Elba, Elba rosso e Elba Rosso Riserva, fino al magnifico Rosato sono state stimolanti. Naturalmente l’aleatico passito, protagonista principale della nostra giornata elbana, ha soddisfatto le nostre migliori aspettative anche se un punto preferenziale va ai passiti dell’azienda Acquabona e de La Galea, una mini produzione  con affinamento in acciaio che in bocca restituisce  tutta la magia che l’Aleatico passito può regalare.

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Da segnalare che ci sono 16 produttori riuniti nel  Consorzio di Tutela Vini Elba Doc: Acquabona, Acquacalda, Allori Guido, Arrighi, Cecilia, la Chiusa, La fazenda, La Galea, Le Ripalte, Le Sughere, Mazzarri, Mola, Montefabbrello, Sapereta, Terre del Granito, Valle di Lazzaro, aziende che si dedicano con grande passione alla terra.
Nota di chiusura positiva, la crescita della ristorazione, che sempre nell’occasione di ElbAleatico ci ha fatto assaggiare specialità dei migliori ristornati dell’Isola (gli indirizzi al termine dell’articolo)

Concludo ricordando ai Viaggiatori del Gusto che non avessero mai visitato l’Elba o si fossero soffermati solo sulle spiagge che questa è un’isola che “non annoia”. Un’isola che deve essere visitata con calma: dalle spiagge lambite dal tirreno più blu fino ai fondali sassosi dove l’acqua è incredibilmente trasparente, dalla campagna più classica, alla montagna “appenninica” con ruscelli e bacche del bosco, dai percorsi nella storia per arrivare alle tante eccellenti offerte enogastronomiche di oggi.
Ma torneremo a parlare di Aleatico passito dell’Elba, un vino “speciale”: senza alcool o mosto dolcificante aggiunto…

Roberta Capanni

DOVE MANGIARE:

Capoliveri – osteria gallo Nero 0565 968505  [email protected]
Portoferraio – Pepenero di Olmo – 0565 916240  [email protected]
Porto Azzurro – Osteria La Botte Gaia – 0565 95607 www.labottegaia.com