Ci sono mostre che valgono un viaggio. Quella che suggeriamo vale appunto un viaggio in Toscana e precisamente a Firenze. 
Vale perché attraverso i dipinti di Fabio Borbottoni potrete rivivere la Firenze di 150 anni fa. Quella Firenze che, diventando per un quinquennio Capitale del Regno d’Italia, si lasciò alle spalle una parte del suo grande passato per andare incontro al futuro.

Borbottoni e la nostra redattrice


Ringrazio,  quindi, la nostra preziosa collaboratrice Elena Tempestini, scrittrice e ricercatrice attenta e piena di passione, diretta discendente del pittore che ha fermato quei momenti. La ringrazio per il suo contributo alla riscoperta dell’opera del Borbottoni e anche per averci permesso di pubblicare la sua partecipazione al catalogo.
Roberta Capanni

Porta Romana  nel medioevo
Porta Romana nel medioevo

Le righe e le pagine per parlare di Fabio Borbottoni sono troppo poche davanti a me, e riuscire a fare il riassunto di una vita di emozioni è arduo. ‘Emozioni’ è la parola che mi arriva perché, come scrisse Giovanni Fattori al suo giovane allievo Plinio Nomellini. «… religione, politica e arte, quando non andiamo d’accordo finiscono col dividerci, perciò facciamo ogn’uno quello che vogliamo e il tempo penserà lui a darci ragione o torto».

Viaggio nella Firenze capitale d’Italia

Sono passati 150 anni da quel ‘torto o ragione’. 150 anni dagli splendori di Firenze consacrata capitale del nuovo Regno d’Italia. Gli anni del grande progresso. Gli anni che Firenze ebbe di rinascita europea. Gli anni che la pittura macchiaiola ha impresso per noi posteri. Grazie a Fabio Borbottoni che volle, fortemente dedicarsi a dipingere in 120 tele mentre Firene veniva trasformata, riassettata per una evoluzione di progresso.

Porta Romana oggi
Porta Romana oggi

Chi era Borbottoni?

Fabio Borbottoni nacque a Firenze il 6 maggio del 1823. Dopo gli studi classici, chiese alla propria famiglia di poter approfondire la sua passione per l’arte e la pittura. Fu frequentatore della buona scuola internista toscana, e allievo del marchese Ferroni. La sua vita diventò l’emozione di ritirarsi in un suo isolamento artistico, dedicato a dipingere gli scorci della Firenze che veniva abbattuta per fare posto al nuovo, al progresso.

La mostra

Centoventi dipinti ad olio. Tele raffiguranti le antiche porte. La Vagaloggia, le mulina dei Renai di San Niccolò, il ponte alle Grazie con le casine soprastanti alle pigne.
Intanto la politica era in fermento. La Convenzione di Settembre stipulata con la Francia stava aprendo le porte a Firenze capitale del regno d’Italia, promozione che forse la città non era pronta a ricevere. Una ‘tazza di veleno’ vide Bettino Ricasoli in questa opportunità dei dopo fasti medicei e lorenesi.

Cronaca del fervore di una citta’

I Fiorentini erano eccitati ma anche spaventati da tutto questo fervore. Firenze diventa la capitale di tutte le trasformazioni socio-economiche desiderate dalla nuova classe emergente.

Porta Romana nell'800
Porta Romana nel 1800

Il Borbottoni catalogando tutte le vie, le piazze e i vicoli, è riuscito a imprimere su tela il com’era per poter noi posteri concepire e apprezzare cosa sia l’oggi. Ho amato e conosciuto nelle mie emozioni il Fabio Borbottoni, non per ‘gratificazione’ parentale come zio di mio padre, ma per la sua testardaggine nel voler dipingere in ogni minuzioso scorcio ciò che oggi ci divertiamo a fotografare in uno scatto.
La sua lungimiranza nell’imprimere agli occhi visivi ciò che mai più potrà essere visto, e ciò che i racconti molto spesso involontariamente alterano.

duomo
QUADRI COME FOTOGRAFIE

Questi quadri credo siano un patrimonio immenso, sono una testimonianza storica, una testimonianza del cuore di chi ogni giorno puntualmente ha dedicato una parte della sua vita a matite, fogli e pennelli, allo studio accurato che ci vuole per documentare e trasmettere la vita vera nei secoli. Ecco l’espressione ‘nei secoli’ fa impressione, ma questi quadri saranno la memoria visiva di chi verrà nei futuri decenni, e neanche immagina le vicissitudini che legano Firenze alla sua trasformazione, al suo splendore di Capitale ma anche al suo lento declino per aver perso la propria splendente posizione con lo spostamento a Roma. Come discendente, scrittrice e cittadina, ringrazio quanti hanno reso possibile questa mostra che mette in evidenza uno dei più importanti ‘testimoni’ della Firenze antica, un diario visivo scritto con i pennelli dell’amore per la propria città.

via Calzaioli (1)
l’eredita’ alla citta’

Alla morte di Fabio Borbottoni nel 1901, la marchesa Elettra Pucci, consorte dell’artista e mia bisnonna, si prodigò a esaudire il desiderio di una vita. Lasciare al comune di Firenze la collezione affinché i futuri cittadini potessero ammirare la Firenze del passato. Ancora oggi presso l’Archivio Storico del comune è conservato un fascicolo dedicato alla Collezione Borbottoni, in predicato di diventare patrimonio culturale della città. Contiene tra l’altro una bellissima lettera di Elettra Pucci che si rivolgeva alle autorità comunale auspicando che la raccolta, «… non sarebbe andata divisa o dispersa, ma sarebbe rimasta unita e gelosamente conservata a ricordare ai cittadini di Firenze ed agli stranieri, quale si fosse sui primi del secolo ora decorso la città nostra. Ricordo questo che sarebbe divenuto documento della vita fiorentina di quei tempi…».

Colori, sfumature e quotidianita’ della firenze ottocentesca

L’emozione, l’amore per Firenze, la dedizione di pensiero a chi verrà. La riqualificazione di un idioma figurativo con contenuti storici è un patrimonio non solo cittadino ma nazionale. Parliamo di Europa, ricordiamoci con vanto la supremazia della cultura italiana. Perché essa è storia, scaturita da dedizione e lacrime, da albe e tramonti che creano sfumature di colore. Macchie di vita quotidiana di abiti ottocenteschi che scorrono lungo le navate delle antiche chiese. I panorami fiorentini che sono filtrati dai colori degli acquerelli di un poeta della tela. La pittura come arte, l’arte come il più potente linguaggio.

documenti

25.10.1899 – Lettera di Fabio Borbottoni alla moglie Elettra Pucci [Carte private Famiglia Tempestini, Firenze]Firenze 25 ottobre 1899
Carissima Elettra e mia adorata Sposa Avendo in questo giorno disposto delle mie
cose, nominando Esecutore Testamentario l’egregio amico Sig. Avvocato Ernesto Papasogli Pozzetti, al quale d’accordo con i tuoi figli offrirò per mio ricordo l’Interno della Certosa. Nel Testamento ho nominato Eredi i tuoi 4 Figli […] con questo ti prego, di concertarti con i tuoi figli e col Sig. Avvocato Papasogli per fare eseguire la vendita dei 2 Duomi, della Collezione dei 120 Quadri di Firenze antica, degli altri Quadri aggiunti a questa, e di tutti gli Studi, Bozzetti etc., e col ricavato saldare affatto la passività a favore del Sig. Prof. Ernesto Pacini, verso il quale è Mallevadore il Sig. Avvocato Papasogli, quindi con i soli tre figli Emilia, Adele e Lorenzo, combinerai per saldare la <sic> di tutti i suoi titoli di Credito verso di me, ed infine ti concerterai, con tutti i tuoi figli e col Sig. Avvocato per saldare tutte le altre passività sì con la Banca Mutua Popolare come con i fornitori, <sic> etc. Cara Elettra ti conosco e sono certo che senza rimpianto farai il sacrificio che ti chiedo.
Addio, ti ama il tuo Fabio Borbottoni

Lettera del 25 ottobre 1899 di Fabio Borbottoni alla consorte Elettra Pucci
Carte Tempestini, FirenzeLa Collezione Borbottoni ed altre vedute dalle Raccolte d’Arte dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze
Aperta dal 17 febbraio al 5 aprile Ente CRF Spazio Mostre, Via Bufalini 6
Orario: da lunedì a venerdì, 9-19; sabato e domenica, 10-13/15-19
Tel 055 5384001 – Ingresso libero
Catalogo Polistampa (220 pagine, 10 euro)
Visite guidate gratuite per scuole e famiglie a cura della Sezione Didattica Polo Museale Fiorentino, tel. 055.284272, [email protected]
Visite guidate gratuite per gruppi a cura di Modestino Romagnolo, cell. 3397394400,[email protected], Emanuele Barletti, cell. 3498061130,[email protected]